poesie, frasi sparse, foglietti nelle tasche..
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L'antologia di The Cats Will Know
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Non mi toccare maddalena,
che ora mi scorre vapore fra le dita
ed ho collocato la tua foto lontana
nel rispetto dell’editto di Saint – Cloud
non ti disturbare per i miei occhi feriti
da questo anticipo inquinato di primavera
che sfila sotto i portici bolognesi
e risparmiami, se puoi, la tua
weltanschaung
difficile da pronunziare persino
dentro una poesia
prendimi solo la misura delle scarpe
per le prossime milonghe
e benedici
anziché cercar benedizione,
che il tuo ventre è ancora asciutto
e non sai imitare la postura delle madri
non toccarmi maddalena,
che non intendo danneggiare
la trabeazione del tuo tempio,
solo trovare un posto in ombra
per controllare gli addominali non più piatti
e la durezza delle anse intestinali,
prima d’uscire alla luce e ritornare
bersaglio dei cecchini,
prima dell’inevitabile persistenza
d’un sapore salino sulla pelle,
prima che il tardi si trasformi
in un codice binario
no, non mi toccare
anche se hai cambiato volto e nome,
che non posso trovarmi ancora
le vene spezzate per parole
che non riesco nemmeno a pronunziare,
che, come nel finale d’un brutto film,
mi sento finalmente orfano.

Ed ora, Robinson, che sono arrivati i barbari
e non avrei vergogna
a piantarti addosso una poesia?
niente più cornetti letterari a colare crema nella notte,
nihil sub sole novi
niente tradimenti (i miei) e pene d’amor perdute (le tue)
a separarci, ma solo terra e terra
[ fuggito nella marca dei montefeltro,
spiegò con inesattezza la vicina,
non comprendendo l’horror vacui nei miei occhi
ed il cattivo presagio delle nuvole bombardiere
in avvicinamento rapido alla città ]
bisognerebbe far presto, Robinson,
per non trovare buchi neri negli annali
prima che scompaiano i comunisti in velluto beige,
le donne ritrose a ballar stretto,
i vecchi soci d’affari
bisognerebbe far presto,
scambiarci di nuovo indirizzi e foto,
segnare con il gesso il ponte dell’accademia
perdonare quel che c’è da perdonare, amen
che qui, non vedi, ci hanno circondato i barbari,
qui viviamo in stanze con finestre troppo strette
per i tuoi chili (ancora cento?) e le mie malattie
un poco immaginarie,
qui hanno rubato anche l’inverno
e violentato donne che pensavamo nostre
ed allora, Robinson, ho pulito il giradischi ed il fucile
e t’aspetto alla curva delle scale
per appoggiarci ancora spalla a spalla,
gli occhi asciutti a scrutare dietro il tramonto.
(a Stefano, che sarebbe piaciuto a Celine)
Lasciami andare, ora,
a riperdere gli occhi ai confini
d’una qualunque thunder road
non era questo il piano
non questo il planning, lo scopo,
il risultato
ma qui non restano che
processioni di penitenti
e gocce di sperma sulle mani
ed un sentore di tabacco ed urina,
camicie sporche sul divano
ed un cruciverba, vuoto, gettato i valigia
quantum sufficit, insomma,
per percuotermi il membro e le ossa
e dire basta
abiurare ogni patto con la luce,
invocare mirmidoni, parche e sirene,
sputare oltre la finestra,
aspettando l’impatto saliva pietre sul cortile
prima d’infilare, nell’ordine, gli ultimi calzini
-rigorosamente blu- ed il portone
Et nunc dimittis.
Adesso che la notte è passata senza fare prigionieri
ed è rimasta ipotesi di studio
il barbaro appetito che t’avrebbe sbranato
( è che non ho nome giovanni, figuriamoci don )
mi ritrovo ancora a contare sulle dita le ore,
scarsamente convinto che
E uguale mc al quadrato
serva a qualcosa in questa sequenza forzosa
di mezzogiorno, pomeriggio e sera
(dimenticavo, tramonto)
che spinge avanti il giorno e confonde
in un unico cartellino d’’acquisto
supermercati e cinema rionali,
la lista della spesa e la vita che non ti diedi,
costringendomi ancora a giocare ai dadi le possibilità
immergere gli occhi in soluzione salina
oppure appoggiare i gomiti al davanzale
ed intonare what a wonderful world.
DIPINTO E ANIMAZIONE di ANDREA SOLE COSTA

Tornerò in tempo per il prossimo maggese,
forte sulle gambe
e con buona riserva d’aria nel petto
niente dagherrotipi della moyenne corniche
nelle tasche,
niente medaglie appuntate sul cappotto
solo uno sguardo scivolato giù
dalle quattro fontane
e ritrovato in signoria
ed il ritmo circadiano aggiustato
come un orologio
promesso,
tornerò sicuramente per il prossimo maggese,
con muscoli correttamente allineati,
mani sporche d’inchiostro
ed il colore esatto degli occhi che avevo.